Archivio mensile:febbraio 2012

INTERMEZZO UNO – BLOG GENERATION – parte prima

Così, dopo due anni di blog pratico, decido di penetrare i principi di questo medium. Voglio anche una solida base teorica. Mi sembra una scelta opportuna, dal momento che di alcuni aspetti – come i feed RSS – non ci ho capito un granché. Scelgo una delle opere italiane più citate, Blog Generation di Giuseppe Granieri. L’autore è uno dei pionieri del settore e collaborava allora a Il Sole 24 Ore, oggi a La Stampa e L’Espresso.  Si tratta di un libro pubblicato nel 2005 al quale quattro anni dopo è stata aggiunta una postfazione resa necessaria proprio da quella diffusione del fenomeno che ha reso anche me un blogger. La parte originale si nutre di un brodo di coltura eccessivamente ottimistico. Granieri cita il sindacalista e futurologo (sindacalista e futurologo?) Carlo Formenti che prevedeva la “scrematura fisiologica (oggi circa il 60% dei blog è costituito da diari personali) che eliminerà la fuffa e premierà i weblog più utili, quelli di servizio, consolidandoli su livelli di alta professionalità”[1]. Non c’è nemmeno spazio per la finzione e la simulazione[2], solo con questo nuovo strumento possiamo approfondire e sviluppare il nostro pensiero. Grava insomma l’illusione che ci si trovi di fronte al medium DEFINITIVO, confermata dalla convinzione che il neoverbo slashdottare sarebbe passato ai posteri.

Basta la lettura di pochi paragrafi per introdurre la domanda: “dal momento che non mi riconosco affatto in quello che scrive GG, che rapporto ho io con il blog?”. Certo, indica degli elementi non originali ma perfettamente condivisibili e riconducibili in fondo all’information overload. La quantità di dati è tale in rapporto al tempo che non è possibile fare un buon lavoro, né sottoporlo a controlli accurati, né rendere la complessità del reale in un contesto sociopolitico nel quale la democrazia si fonda sulla semplificazione.

I punti sui quali dissento (e orgoglioso di dissentire) cercando di individuare dei pretesti di riflessione più che una critica personale sono:

–    la linea editoriale di un blog raramente è rigorosa[3];

–    i weblog non sono giornalismo[4]

–    l’individuo blogger si rivela in tutto il suo essere, la comunità si sceglie e crea un forte legame di identificazione[5], caratteristica che io trovo molto più accentuata nei forum

–    un eccessivo peso attribuito allo scambio di link (vedi oltre  su Youtube), una pratica che ad un’esigente monade digitale come me (guarda, ti seguo solo se proprio ne vale la pena) rimane particolarmente confusa, anche sotto gli aspetti tecnici

–    pari opportunità nell’essere raggiunti, nonostante riconosca l’”effetto accodamento” (il preferential attachment o attractiveness of popularity)

–    meritocrazia del sistema, il blogger più popolare è quello più bravo

–    i media tradizionali filtrano e pubblicano, il blog pubblica e filtra[6]: e chi filtrerebbe dopo aver pubblicato? sei già una decina di post oltre, no?

–    pur condita da qualche dubbio, fiducia nei popularity index come Technorati

–    il movente del blogger: una ricerca personale sul web di un argomento interessante da masticare e poi condividere come afferma Granieri? oppure la vanità? oppure tutte e due?

–    i blogger aiutano il giornalista tradizionale a scrivere articoli migliori; forse, sicuramente lo aiutano a scrivere articoli; che i lettori conservino ancora una speranza illuministica nella perfettibilità del genere giornalistico è un dato dubbio: lo scorrere dei commenti negli eventi più discutibili sui grandi quotidiani è un flusso che rimbalza alle redazioni. Il Corriere della Sera verrà assalito da rimorsi e cambierà linea editoriale dopo le feroci critiche all’articolo Scandalo mutandine per la sexy sciatrice?[7]

–    affidabilità dei blogger, baluardo individuale della verità opposto ai menzogneri gruppi d’interesse rappresentati dai media tradizionale quando si riconosce che i siti più interessanti e conosciuti sono pura invenzione

–    la radio non esiste e l’Italia è abitata da cittadini consapevoli e bramosi di essere informati

–    la digitalizzazione come ulteriore passo verso la partecipazione e la lettura della realtà dopo l’analfabetismo di ritorno provocato dalla televisione, il medium ottenebrante per eccellenza; Clifford Stoll non sarebbe molto d’accordo


[1]   p. 72.

[2]   Nonostante citi il caso dell’universitario torinese che si finge massaia su http://massaia.splinder.com/. È inutile cercarlo, non esiste più.

[3]   p. 27

[4]   p. 28

[5]   p. 30.

[6]   p. 72

[7]   Questi alcuni interventi dei lettori in merito all’articolo del 10 gennaio 2012 sulla squalifica della slovena Tina Maze: Da sotto tuta a biancheria intima il passo e´lungo, ma non per attrarre noi lettori Povero Corriere….da biancheria intima irregolare a una sottotuta non regolamentare ce ne passa. Ma serviva un titolo ad effetto per far leggere l’articolo?????? Tra “mutandine” e “sottotuta”… c’è una bella differenza. Complimenti al “giornalista” (doverosamente virgolettato) che ha scritto questo pezzo. Direi che è pronto per passare a Novella2000… Forse il tenore dei commenti dovrebbe anche spingere la direzione a riflettere sull’opportunità per questa testata di pubblicare articoli scritti in questo modo. E che c’entra che è sexy con la storia, si può sapere? scommetto che avrebbero attirato meno click sull’articolo, ma questo è tgcom.. ah no. è il sito del corriere.. che dopo l’interessantissimo articolo sul cane perso in provincia di milano tenuto in home per 3 giorni continua a dare il meglio di se.. clap clap corriere Sono daccordo con i due commenti precedenti. Il titolo ed il tono dell’articolo sono lo specchio del tipo di informazione che viene proposta nel nostro paese. C’e’ da dire che evidentemente e’ cio’ che gli italiani apprezzano ed evidentemente richiedono. qualche giorno fa mi sonoimbattuto per 5 secondi sulla trasmissione della domenica pomeriggio su RAIUNO (un tempo si chiamava Domenica In, ora non so, giuro) dove mi pare di aver capito che parlavano del fondoschiena di Angela Merkel. 5 secondi perche’ non potuto fare a meno di cambiare canale immediatamente, come mi augurerei facessero tutti! E vi garatntisco che sono molto emancipato sia per quanto riguarda mutandine che fondo schiena, ma non e’ in certi articoli o in certe trasmissioni che voglio sentirne parlare! Si tratta della tuta intera che si mette sotto la tuta da gara. Tecnicamente è vero che può essere più aerodinamica in quanto meno porosa, quindi esiste un fondamento sia a livello tecnico che di regolamento.Questo può far guadagnare qualche centesimo che fa la differenza. Che poi si mandi tutto in vacca parlando di mutandine sexy, è sintomo della scarsa competenza in Italia per qualsiasi sport che non sia il calcio. Peccato… come fa una notizia che potrebbe pure essere tecnicamente interessante a diventare una tale somma di pruderie morbose? Cosa c’entra lo “scandalo mutandine” con un sottotuta? Bella, avvenente, sexy sciatrice…se vuole parlare di sport forse certe categorie dovrebbe lasciarle a testate con tradizioni di giornalismo meno qualificate del corriere. Scandalo mutandine per la sexy sciatrice Bisognerebbe soffermarsi un attimo sul titolo. Scandalistico, denigratorio, avvilente. Immagine, forse, di un paese distrutto. Ma in qualità di gironalista, io mi chiederei: a che punto mi sono completamente perso? quando ho dimenticato l’onore? quando ho smesso di credere nell’importanza della mia professione? per quanto mi sono venduto? cosa ho perso, come uomo?

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1.3 – COMPLICI GRANDI E PICCOLI – parte prima

COMPLICI GRANDI E PICCOLI

–    E’ fresca questa mozzarella?

–    Freschissima signora! Arrivata stamattina.

E che dovrebbero dire mai i Media di sé stessi? È molto probabile che chi si occupa di social network o microblogging debba necessariamente arrogarsi la pretesa di aver scoperto l’innovazione definitiva grazie alla quale il mondo non sarà più lo stesso. Ci si pompa da soli nel circuito molto autoreferenziale dell’hype.

Clifford Stoll esprime qualche dubbio sul fatto che l’informazione sia potere e che Internet sia oggi la tecnologia che dà questo potere:

      Boh.

      Questi cliché triti e ritriti mi lasciano perplesso. Quando sarebbe iniziata questa era dell’informazione? All’inizio degli anni Ottanta, con i primi personal computer? O nel 1964, quando Marshall McLuhan per primo usò il termine? E nell’ottobre del 1929, quando la notizia del crollo borsistico si diffuse istantaneamente via radio in tutto il mondo, vivevamo già nell’era dell’informazione? È forse il 1848 a segnare l’inizio di questa era, quando Morse inviò il primo telegramma? E che dire del 1733?

      Mi sa che siamo sempre vissuti nell’era dell’informazione, ma che solo di recente sono emersi dei tecnocrati arrogantemente autoproclamatisi i sacerdoti di un nuovo ordine. Su Internet passano tonnellate di informazione, ma di sicuro nessuno ne trae un pur minimo potere.

      L’informazione non è potere. Nella vostra comunità, chi dispone di maggiore informazione? I bibliotecari, che notoriamente non possiedono alcun potere. E chi detiene il maggior potere? I politici, ovviamente: e si sa che di solito sono male informati.

I media siano sempre stati estremamente sensibili all’innovazione tecnologica. Qualche esempio? DIGICASH[1]. Oggi di questa storia si trovano scarse tracce, come solo tra pochi mesi si sarà persa ogni memoria della fede dei giornalisti economici nei derivato.

Se la situazione è evidente nell’informazione, diventa deprimente nell’istruzione. Dall’euforia dei primi programmi di edutainment – imparare divertendosi! – sviluppati negli Stati Uniti e aspramente criticati da Clifford Stoll alla palese e più recente assurdità dell’intenzione di passare alle lavagne digitali. Il problema è sempre lo stesso: quando ci sono gli sponsor, dove girano tanti soldi, di fronte all’opportunità di delegare ai tecnici un settore delicato e impegnativo, lo scettico va emarginato con l’accusa di essere un primitivo reazionario. È subito chiaro chi vince la partita, no?

Per sostenere certe iniziative bisogna non avere la minima idea di cosa sia il mondo reale oppure essere in assoluta malafede. Per rimanere sospesi tra gonfiata dai media ed educazione (o colonizzazione culturale?) come non pensare a Nicholas Negroponte e Kofi Annan che annunciavano sorridenti il One Laptop Per Child al World Summit on the Information Society a Tunisi nel novembre del 2005? Un “utopismo digitale” globalizzato e valido per tutto il mondo, senza tener conto delle priorità locali in un contesto dove i bisogni fondamentali sono ben lontani dall’essere soddisfatti. Il computer a manovella da 100 dollari a pezzo non è mai decollato, anche perchè nessuno è riuscito a contenere il prezzo sotto i 200. Però, certo, è molto cool e del resto anch’io l’unica cosa a dinamo (la radio Eton) che ho mai preso è stata per regalarla a un tipo molto trendy, di quelli che vivono di aperitivi.  


[1]   Era possibile lasciar disperdere nella Rete un nome così attraente? Oggi esiste ancora, ma con una forma leggermente cambiata: www.digica.sh. sh è la sigla dei dominii di Saint Helena.

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2.4 – IL CANALE VIDEO – parte seconda

Appena tornato da una simpatica manifestazione di kitesurf, ruotenelvento si accanisce nella sanguinosa operazione del montaggio. Alle sue spalle lo sguardo attento di una delle testimonianze più significative degli Z-movie italiani degli anni Settanta: YETI, IL GIGANTE DEL 20° SECOLO di Frank Kramer, 1977. Questo capitolo è estratto da un post già pubblicato su http://ruotenelvento.wordpress.com/2011/11/10/video-kitesurf-dalla-kitebeach-a-youtube-1/.

ECCO COME FACCIO I VIDEO

Il materiale utilizzato da ruotenelvento per i video di kitesurf è:

VIDEOCAMERA: Sanyo Xacti CA100 con sensore da 14 MP, impermeabile fino a 3 metri. Un pò difficile da reperire, ha prestazioni eccezionali anche senza utilizzare la massima definizione (di solito uso full-SHQ, 1920×1080 30 fps). Unico limite la funzione foto, piuttosto insoddisfacente nella mira/scatto sui soggetti in movimento.

SOFTWARE: un pulciarissimo freeware che si chiama Videopad Video Editor. C’è di meglio, ma questo basta.

Comunque. Qualcuno obietterà che i risultati visibili sul canale del landsailing e del kitesurf sono palesemente amatoriali. Certo, però questi video sono sempre i primi ad andare in rete perchè dopo l’evento sono sufficienti 3 orette di postproduzione per spararli su Youtube. E chi becca più visualizzazioni? Un amatoriale dopo 3 ore o un semiprofessionale dopo una settimana? 

PERCHE’? – Una giornata spensierata al mare? Monitorare processi di informazione e comunicazione? Poco vento per il landsailing? Puntare su una disciplina che acchiappa parecchio per promuovere micio micio il simpatico blog del landsailing e del powerkite?

LA DRITTEZZA DEGLI OCEANI – Siccome i kitesurfers stanno dentro l’acqua, precisamente il mare, confine abisso stato mentale a volte celebrato dalla poesia e blablabla, una linea dell’orizzonte che non sia approssimativamente orizzontale infastidisce la retina. Per combattere una mano un pò instabile ci sono i cavalletti, che portati sulla spalla – simulando un peso da Manfrotto, chicco, prova un pò a portartelo su per il campanile di Civitanova Marche – fanno pure figura.

IL TIRRENO NON E’ UGUALE ALL’ADRIATICO – Perchè ruotenelvento ha preso una telecamera impermeabile? Perchè qualsiasi manifestazione che si svolge sul litorale tirrenico può essere frustrante. Quindi si mette in acqua – a volte porta pure la muta – e riprende con il sole alle spalle. Ovviamente deve stare in campana, per quanto i surfisti siano notoriamente dei poser e non vi uccideranno se manifesterete l’intenzione di trasformare la cronaca in Storia.

L’AMBIENTE – Riprendete tutte quelle cose tipo: il fiorellino piegato dal vento, l’aereo che atterra a Focene, tutta una serie di oggetti incongrui che per un breve momento assolvono una funzione anemometrica, il momento d’effetto (la tromba che annuncia la regata) soprattutto RAGAZZE IN BIKINI (un grassetto maiuscolo sessista aiuta l’indicizzazione nei motori di ricerca): altrimenti il pubblico non specializzato si annoierà molto.

CINISMO & CRUDELTA’ – Nonostante recenti indagini indicano come i videos lunghi suscitino comunque il gradimento del pubblico, preferisco concentrare in 2 massimo 2 minuti e 30″. Primo perchè ho un collegamento lento: alla fine il montato risulta sui 100 MB, ci vuole un’oretta per l’upload . Secondo perchè la sfida è quella di rimanere nelle 3 ore per avere il prodotto finito: dal momento che il girato – in – viene sui 45 minuti, ecco già che un’oretta parte solo per visionare il materiale.

L’AMICIZIA E’ UN VALORE IMPORTANTE… – … e si vede al momento del montaggio: niente panze! niente chioppi! niente facciate alla prima partenza con la nuova tavola race! Solo così potrete sperare che siano pietosi anche nei vostri confronti.

PAZIENZA – Non è che ci vuole pazienza per cogliere i momenti giusti, ma ce ne vuole per non spararsi tutto appena arrivate, sull’onda di un certo entusiasmo. Tanto la roba più interessante arriva proprio quanno s’è depletata la batteria.

MINIATURE – E’ inutile accanirsi su quel puntino nero là in fondo se non avete un teleobiettivo. Potrà anche fare un handle pass appresso all’altro, ma tanto nessuno riuscirà mai a vederlo.

UN MINIMO – Un minimo informatevi pure se non è la vostra parrocchia. Chi sono quelli forti, le novità che stanno facendo chiacchierare l’ambiente, eccetera eccetera.

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2.4 – IL CANALE VIDEO – parte prima

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Tra i video più guardati del canale c’è quello relativo a una manifestazione di kitesurf che si è svolta a Ostia nel settembre 2011. Indovinate un po’ il picco d’interesse dove si trova? Proprio sulla simpatica e affascinante Cinzia Civici in bikini che sta indossando la muta.

C’è un tratto che accumuna i Romani? Uno spirito lanciato alla conquista di nuovi Imperi? Uno spirito profondamente ecumenico? Pigri? Ladroni? Può darsi. Ma se c’è una caratteristica che li riunisce tutti è che in un modo o nell’altro, o prima o dopo, hanno partecipato al mondo dello spettacolo, fosse pure per una comparsata. Così decido di riprendere qualche video e di pubblicarli sul canale di condivisione più diffuso, youtube.

Le prime realizzazioni su http://www.youtube.com/user/drumfish09?feature=mhee sono degli esperimenti in stop motion (anche se la definizione time lapse sembra più cool), poi diventano l’adeguato supporto ai testi che vengono pubblicati sui blog del network. Con il passare del tempo però si delineano delle specializzazioni per colmare dei buchi. Si tratta di una mancanza di informazione, quindi anche LA PRESENZA SU YOUTUBE IO LA VEDO COME UN SERVIZIO. È una precisazione importante perché soprattutto questo canale dà l’impressione di una bolla autoreferenziale che non ha nulla a che fare con l’informazione o la comunicazione. Se si vanno a vedere i commenti dei visitatori di molti canali da “macelleria messicana” ci si rende conto che il 90 per cento viene riassunto in ciao mi sono iscritto ricambi? Con un presupposto del genere che valore ha il contenuto di un video?

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1.2 – LA TECNOLOGIA – parte terza

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AVANTI, E’ GRATIS! 

Sono appena passate le 6 quando G. si presenta al luogo di lavoro. Dal punto di vista giornalistico il dilemma è: inquadrare la distribuzione di un giornale gratuito oppure il clochard che ha dormito nella scatola di cartone in alto a destra? Scelgo la distribuzione di comoda fuffa con la quale la gente  disposta ad uccidere pur di azzannare una copia crede di aver effettivamente letto un giornale. Tra i moventi psicologici di questa scelta: 1) il mondo dei media è spietatamente autoreferenziale, si “parla addosso”; 2) un senso di pietà.

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1.2 – LA TECNOLOGIA – parte seconda

meetic, il sito di incontri par excellence. Ok, allora COSCIAMOCI!

L’intensificazione nell’utilizzo delle nuove tecnologie ha coinciso con il ritorno allo stato di single, cioè celibe. Una decina di account spalmati su diversi provider, l’iscrizione alle chat e ai client di messaggistica  come Windows Live Messenger. Questa iperattività non rimane un caso isolato. Ecco allora e-bay, il conto bancario elettronico. Peccato che alla mia agenzia fisica l’adesione al 2.0 abbia coinciso con 4 direttori in due anni. Insieme al coinvolgimento personale c’era anche tutto il sentito dire. Quella disordinata nicchia per artisti sfigati che è Myspace. Poi tutto è diventato social network e quando anche il mio caporeparto all’ipermercato ha aperto un profilo su Facebook ho capito che starsene lontani era proprio la cosa giusta. Il giornalismo professionistico ha sviluppato una discreta attitudine investigativa: se mi salta l’uzzolo di trovare qualcuno lo trovo e lo trovavo pure prima di Internet. 

Da quello che mi dicono l’obiettivo principale di Facebook è ritrovare vecchi compagni di scuola per scoparsi quello/a 20 anni fa. Il mio liceo – come tanti altri istituti – è diventato un albergo e una delle pagine aperte da un ex alunna è di uno squallore sconfortante.

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1.2 – LA TECNOLOGIA – parte prima

I dati forniti dai produttori e quelli delle consegne indicano che dovrebbero esserci sul mercato un’ottantina di milioni di tablets. Che, spalmati sui sette miliardi che siamo, dovrebbero fare all’incirca un Ipad o simile ogni cento persone. Nella città dove abito, Capitale di uno degli otto Paesi più industrializzati del pianeta, quelli che ho visto li conto sulla punta delle dita. Questo era di fronte a casa. C’è qualcosa che non quadra… 

Il mio rapporto con la tecnologia avanzata è pessimo. Ma non ne faccio una questione pregiudiziale, no. In realtà sono un nostalgico della Guerra Fredda, dove era facile capire chi stava da che parte e solo due dettagli come l’età e la nazionalità mi impediscono oggi di aderire al Leninist Komsomol. La fine della Guerra Fredda è responsabile non solo di questa nostra confusione ideologica, ma anche della proliferazione – in nome della riconversione e a partire dall’automobile – di tutta quella cortina di gadget tecnologici assolutamente inutili. Nonostante non sentirete più nessuno utilizzare il termine vetronica le auto che guidiamo oggi hanno molti più punti in comune con il carro armato M1A2 Abrams – quello che nelle Guerre del Golfo avete visto più salire su auto per divertimento che combattere – che con le vetture di dieci anni prima. Internet, GPS, navigatori,la Playstation. Giàsono in commercio, a meno di 400 euro, degli occhiali sportivi che proiettano sulle lenti le mie prestazioni. Tutti prodotti o sistemi finiti dalla difesa soprattutto all’entertainment – dall’Helmet Mounted Display a FaceTrack – e poi al contrario, fino a far ricorrere i militari allo scaffale civile (COTS).  Comunque l’ostilità nei confronti di qualsiasi novità che potrebbe attraversare la mia vita è talmente diffusa che anche se acquisto un paio di pantaloni li lascio nell’armadio per qualche settimana prima di indossarli per la prima volta.

Comunque. Sono l’utente medio. Il primo PC nel 1996, la prima connessione due anni dopo. Tutta questa roba è arrivata troppo tardi per il mio lavoro. Andavo a fare i miei servizi conla Lettera32 e il flaconcino di scolorina, tutti i miei articoli li ho spediti via fax. Se mi chiedo se ci sia stato un vero progresso mi vedo mentre seguo terrorizzato un upload di immagini sull’ftp. Stavo molto più tranquillo quando il corriere portava un rullino di diapositive da Roma a Bologna. Anzi: sono proprio convinto che l’accoppiata fax/corriere sia stata una macchina perfetta, come la bicicletta.

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