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INTERMEZZO UNO – BLOG GENERATION – parte prima

Così, dopo due anni di blog pratico, decido di penetrare i principi di questo medium. Voglio anche una solida base teorica. Mi sembra una scelta opportuna, dal momento che di alcuni aspetti – come i feed RSS – non ci ho capito un granché. Scelgo una delle opere italiane più citate, Blog Generation di Giuseppe Granieri. L’autore è uno dei pionieri del settore e collaborava allora a Il Sole 24 Ore, oggi a La Stampa e L’Espresso.  Si tratta di un libro pubblicato nel 2005 al quale quattro anni dopo è stata aggiunta una postfazione resa necessaria proprio da quella diffusione del fenomeno che ha reso anche me un blogger. La parte originale si nutre di un brodo di coltura eccessivamente ottimistico. Granieri cita il sindacalista e futurologo (sindacalista e futurologo?) Carlo Formenti che prevedeva la “scrematura fisiologica (oggi circa il 60% dei blog è costituito da diari personali) che eliminerà la fuffa e premierà i weblog più utili, quelli di servizio, consolidandoli su livelli di alta professionalità”[1]. Non c’è nemmeno spazio per la finzione e la simulazione[2], solo con questo nuovo strumento possiamo approfondire e sviluppare il nostro pensiero. Grava insomma l’illusione che ci si trovi di fronte al medium DEFINITIVO, confermata dalla convinzione che il neoverbo slashdottare sarebbe passato ai posteri.

Basta la lettura di pochi paragrafi per introdurre la domanda: “dal momento che non mi riconosco affatto in quello che scrive GG, che rapporto ho io con il blog?”. Certo, indica degli elementi non originali ma perfettamente condivisibili e riconducibili in fondo all’information overload. La quantità di dati è tale in rapporto al tempo che non è possibile fare un buon lavoro, né sottoporlo a controlli accurati, né rendere la complessità del reale in un contesto sociopolitico nel quale la democrazia si fonda sulla semplificazione.

I punti sui quali dissento (e orgoglioso di dissentire) cercando di individuare dei pretesti di riflessione più che una critica personale sono:

–    la linea editoriale di un blog raramente è rigorosa[3];

–    i weblog non sono giornalismo[4]

–    l’individuo blogger si rivela in tutto il suo essere, la comunità si sceglie e crea un forte legame di identificazione[5], caratteristica che io trovo molto più accentuata nei forum

–    un eccessivo peso attribuito allo scambio di link (vedi oltre  su Youtube), una pratica che ad un’esigente monade digitale come me (guarda, ti seguo solo se proprio ne vale la pena) rimane particolarmente confusa, anche sotto gli aspetti tecnici

–    pari opportunità nell’essere raggiunti, nonostante riconosca l’”effetto accodamento” (il preferential attachment o attractiveness of popularity)

–    meritocrazia del sistema, il blogger più popolare è quello più bravo

–    i media tradizionali filtrano e pubblicano, il blog pubblica e filtra[6]: e chi filtrerebbe dopo aver pubblicato? sei già una decina di post oltre, no?

–    pur condita da qualche dubbio, fiducia nei popularity index come Technorati

–    il movente del blogger: una ricerca personale sul web di un argomento interessante da masticare e poi condividere come afferma Granieri? oppure la vanità? oppure tutte e due?

–    i blogger aiutano il giornalista tradizionale a scrivere articoli migliori; forse, sicuramente lo aiutano a scrivere articoli; che i lettori conservino ancora una speranza illuministica nella perfettibilità del genere giornalistico è un dato dubbio: lo scorrere dei commenti negli eventi più discutibili sui grandi quotidiani è un flusso che rimbalza alle redazioni. Il Corriere della Sera verrà assalito da rimorsi e cambierà linea editoriale dopo le feroci critiche all’articolo Scandalo mutandine per la sexy sciatrice?[7]

–    affidabilità dei blogger, baluardo individuale della verità opposto ai menzogneri gruppi d’interesse rappresentati dai media tradizionale quando si riconosce che i siti più interessanti e conosciuti sono pura invenzione

–    la radio non esiste e l’Italia è abitata da cittadini consapevoli e bramosi di essere informati

–    la digitalizzazione come ulteriore passo verso la partecipazione e la lettura della realtà dopo l’analfabetismo di ritorno provocato dalla televisione, il medium ottenebrante per eccellenza; Clifford Stoll non sarebbe molto d’accordo


[1]   p. 72.

[2]   Nonostante citi il caso dell’universitario torinese che si finge massaia su http://massaia.splinder.com/. È inutile cercarlo, non esiste più.

[3]   p. 27

[4]   p. 28

[5]   p. 30.

[6]   p. 72

[7]   Questi alcuni interventi dei lettori in merito all’articolo del 10 gennaio 2012 sulla squalifica della slovena Tina Maze: Da sotto tuta a biancheria intima il passo e´lungo, ma non per attrarre noi lettori Povero Corriere….da biancheria intima irregolare a una sottotuta non regolamentare ce ne passa. Ma serviva un titolo ad effetto per far leggere l’articolo?????? Tra “mutandine” e “sottotuta”… c’è una bella differenza. Complimenti al “giornalista” (doverosamente virgolettato) che ha scritto questo pezzo. Direi che è pronto per passare a Novella2000… Forse il tenore dei commenti dovrebbe anche spingere la direzione a riflettere sull’opportunità per questa testata di pubblicare articoli scritti in questo modo. E che c’entra che è sexy con la storia, si può sapere? scommetto che avrebbero attirato meno click sull’articolo, ma questo è tgcom.. ah no. è il sito del corriere.. che dopo l’interessantissimo articolo sul cane perso in provincia di milano tenuto in home per 3 giorni continua a dare il meglio di se.. clap clap corriere Sono daccordo con i due commenti precedenti. Il titolo ed il tono dell’articolo sono lo specchio del tipo di informazione che viene proposta nel nostro paese. C’e’ da dire che evidentemente e’ cio’ che gli italiani apprezzano ed evidentemente richiedono. qualche giorno fa mi sonoimbattuto per 5 secondi sulla trasmissione della domenica pomeriggio su RAIUNO (un tempo si chiamava Domenica In, ora non so, giuro) dove mi pare di aver capito che parlavano del fondoschiena di Angela Merkel. 5 secondi perche’ non potuto fare a meno di cambiare canale immediatamente, come mi augurerei facessero tutti! E vi garatntisco che sono molto emancipato sia per quanto riguarda mutandine che fondo schiena, ma non e’ in certi articoli o in certe trasmissioni che voglio sentirne parlare! Si tratta della tuta intera che si mette sotto la tuta da gara. Tecnicamente è vero che può essere più aerodinamica in quanto meno porosa, quindi esiste un fondamento sia a livello tecnico che di regolamento.Questo può far guadagnare qualche centesimo che fa la differenza. Che poi si mandi tutto in vacca parlando di mutandine sexy, è sintomo della scarsa competenza in Italia per qualsiasi sport che non sia il calcio. Peccato… come fa una notizia che potrebbe pure essere tecnicamente interessante a diventare una tale somma di pruderie morbose? Cosa c’entra lo “scandalo mutandine” con un sottotuta? Bella, avvenente, sexy sciatrice…se vuole parlare di sport forse certe categorie dovrebbe lasciarle a testate con tradizioni di giornalismo meno qualificate del corriere. Scandalo mutandine per la sexy sciatrice Bisognerebbe soffermarsi un attimo sul titolo. Scandalistico, denigratorio, avvilente. Immagine, forse, di un paese distrutto. Ma in qualità di gironalista, io mi chiederei: a che punto mi sono completamente perso? quando ho dimenticato l’onore? quando ho smesso di credere nell’importanza della mia professione? per quanto mi sono venduto? cosa ho perso, come uomo?

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